Io sono il cambiamento

È accaduto.

Tutto era buio e silente; una scintilla. Nemmeno il tempo di pensarla che tutto è diventato accecante, un boato spaventoso, un fuoco mai provato, una forza opprimente mi ha spinta lontana.
Prima non c’era nulla, ora c’è qualcosa.

Le polveri si addensano in stelle che esplodono e bruciano in continuazione. Enormi corpi celesti si urtano esplodendo spaccandosi. Le stelle attirano a sè pezzi. Tutto comincia ad avere un ordine.
Sono capitata in uno dei tanti gruppi di stelle lanciati in fondo allo spazio. Stella incandescente, pianeta che brucia.

Aspettiamo.

In questo momento i vulcani, centinaia di bocche di fuoco davanti a me, esplodono una dopo l’altra in eruzioni spaventose. I boati mi scuotono. Materiale incandescente viene lanciato a kilometri di altezza e ricadrà a terra come devastanti. Lentamente una coltre di cenere e nubi copre il cielo.
Comincia a piovere; l’acqua insistente cade sulla lava scatenando nubi di vapore; piove, continua a piovere. Piove per un tempo inimmaginabile. La lava è diventata fredda e dura; l’acqua invade ogni cavità, sommerge e soffoca ogni spazio. Nulla rimane.

Il fuoco non c’è più. Ma io sono ancora qui.

Ora tutto è acqua. Da qui posso vedere solo un’enorme distesa blu. Niente più fuoco. Tutto si sta lentamente raffreddando. L’aria sembra tersa, pulita e si vede un orizzonte. Dove posso andare se non trovare casa dentro il grembo liquido dell’Oceano. Il tempo passa molto lentamente, ma lo stesso tutto muta. Qui, dentro il grande Oceano, inizia qualcosa; io prendo forma. Tutto arriva attutito, anche i violenti terremoti che sconquassano i fondali. Qualcosa di profondo e oscuro scuote sotto e nascono improvvise montagne.

E da qui vedo qualcosa di nuovo.

Nel grande Oceano sono esseri molli, bestie voraci o cacciatori dai denti taglienti, che respirano acqua. Il ventre blu è loro, tutto loro, solo loro. Ma lì fuori, su terre emerse, fresche e giovani sta accadendo qualcosa d’inaspettato. L’aria è divenuta ricca d’ossigeno e spuntano alberi di un verde rigoglioso; tantissimi alberi formano foreste smisurate. A volte qualcosa cade in acqua. È buono, diverso dalle viscere che divorano qui sotto. Qualcuno rischia salendo sulla terra asciutta per un frutto. Pazzo; perché rischiare l’estinzione per un frutto?

Ma io vivo di cambiamento.

Ormai molti salgono sulla spiaggia. Strisciano alcuni; altri sono più agili. Si spostano per poco, poi tornano in acqua. Cosa sta succedendo? Fuori riescono a respirare. Fuori i colori sono diversi. Fuori l’aria è fresca. Urlano agli altri di venire, di seguirli, ma loro non ci riescono. Non capiscono! Il mondo non è l’acqua, non è la terra, ma è l’acqua e la terra. Si stanno evolvendo, perché sono andati a vedere, perché l’incoscienza è stata più grande della paura. Noi stiamo cambiando perché io sono cambiamento, secondo dopo secondo e non puoi stare a guardare.

Io, la Vita, sono cambiamento.

 

Non sono capace ma ci provo.

Calvino, cosmicomicheOgni tanto capita di vedere quei filmati meravigliosi in cui vi spiegano, in un minuto, la nascita del Cosmo, il mutamento dell’uomo o la nascita della Vita sulla Terra. Quei filmati che io non saprei nemmeno cominciare a costruire, ma ho sempre avuto voglia di raccontare milioni d’anni.

Fare quei riassunti pazzeschi.

Sono affascinato da tutti i libri che in questi anni ho studiato con mia figlia. I libri di scuola, come l’enciclopedia che guardavo da piccolo, sono sempre stati stupefacenti nel senso che stupivano. E quindi perché non provarci a raccontare l’universo, il mondo dopo averlo studiato sui libri delle elementari? È anche un omaggio a Qfwfq, caro compagno di mille avventure, come quella volta che abbiamo giocato sullo spazio curvo con gli elettroni di … non ricordo più. Domani ci provo…

Calvino,

Riporto da un bell’articolo di Gian Luigi Beccaria uscito sulla Stampa in occasione della raccolta di interviste di Calvino pubblicate da Mondadori

Lo scrivere – confessa Calvino – è tentativo faticoso, una sorta di felicità e penitenza, un continuo escludere e un ridurre. Porta il narratore ad allontanare la vita e i suoi umori, al concentrarsi tutto sulla sola pagina, il foglio bianco su cui progettare e montare rigorosi castelli di carta («Invidio molto lo scrittore ininterrotto, che vive e scrive, per cui lo scrivere è una specie di prolungamento del vivere»). 

Gli piaceva l’impianto artigiano delle cose, il fare delle costruzioni che chiudessero bene, scrive Beccaria.

Ecco quando Calvino parla, sento che parliamo la stessa lingua; cioè io lo guardo lassù in cima ma lo capisco.

 

Libreria

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: