Intervista a uno scrittore. Lo scrivere

Grazie per questo tempo che mi dedica … la prima domanda che vorrei farle è sul rapporto con la scrittura o con l’atto dello scrivere come diceva in un intervista alcuni mesi fa….

È una risposta semplice e complessa allo stesso tempo, ma l’unica parola che mi viene in mente è doloroso; forse… meglio… faticoso.

È un rapporto faticoso. Sono consapevole, è un fatto chiarissimo, che l’atto dello scrivere è una questione che ti viene addosso senza averla scelto consapevolmente. Difficilmente qualcuno potrà spiegarmi come mai sono scrittore invece di essere qualcos’altro; un altro modo di esprimere il mio, personalissimo rapporto con il mondo. Ho cercato in tutti i modi di dimenticarlo facendo altro, ma non c’è stato modo di liberarmi di questi occhiali.

È faticoso e doloroso perché la fatica è sempre maggiore dell’appagamento, tranne quando sei completamente dentro lo scrivere e allora il mondo nella pagina, le sue situazioni, i suoi personaggi ti danno una strano fremito, un brivido che non è il potere della creazione demiurgica, perché ad un certo punto della storia sai perfettamente che perderai il controllo, non tecnico, ma emotivo e intenzionale, quando gli ingranaggi sono innestati e ad un tratto partono.

In quel momento i personaggi sputeranno parole non coerenti, si rifiuteranno di svolgere azioni non pertinenti, i paesaggi rimarranno stucchevoli se non avranno significato. Quel brivido, quando gli ingranaggi cominciano a girare e si trasmettono il movimento, quel brivido è un esperienza sconvolgente; fa oltrepassare un certo confine, il limite stesso della parola che non è più parola, ma si è fatto mondo e ci posso guardare dentro e trovarci o cercarci un senso. Ma quel poco che sono riuscito a concludere e ottenere, in questo mondo si intende, dove siamo io e lei adesso, non mi ha portato ferite, non ho cicatrici della scrittura, ma arrivare lì significa scavare dentro la propria torba, torba come sedimenti continui della complessità del vivere, rovistare e tirarne fuori le mani sporche, perché scrivere è soprattutto un lavoro di mani, e lavorarci di mani e torba. Un lavoro faticoso perché spesso tocca corde e nodi nevralgici di noi e bisogna resistere, tener duro. Tener duro perché spesso ci diamo falsi sentieri. L’atto dello scrivere è, con il movimento della mano, sciogliere i nodi dentro di noi.

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