Linguaggio, fluido e vitale

“Dalla nascita alla morte, ogni giorno, viviamo in un oceano di parole. Poche, spesso, le nostre. Ma una valanga le altre. …. respiriamo la lingua come l’aria, la produciamo come un atto fisiologico naturale. Raramente ci pensiamo su”.

Così comincia l’introduzione di “Italiano. Antico e Nuovo”, di Gian Luigi Beccaria.

Il linguaggio è un fluido interessante. Si adatta al contenitore, nel senso che puoi decidere quanto metterne. Poco in una breve risposta, molto se il componimento è una lunga conversazione. Qualche volta, per disattenzione o poca educazione, lo facciamo traboccare. Abbiamo sempre questa idea folle che sia gratuito e illimitato.

Lo possiamo annacquare con “slang”, parolacce o inflessioni oppure farlo tanto specialistico da risultare incomprensibile. Una lingua di un altro mondo.

Possiamo renderlo tagliente, consolatorio, aggressivo o semplicemente freddo. Difficilmente neutro.

Il linguaggio cambia forma e densità nel tempo. È uno strumento potente che usiamo tutti i giorni e, se vi fermate a riflettere sul prodigio attraverso il quale controllando il respiro potete controllare un cuore spaventato, capite come il linguaggio sia il colore e il contenuto di quel vostro respiro.

Il linguaggio muta nel tempo. È un fatto, e questo non è un giudizio di valore sul mutamento. Docilmente o meno si lascia travolgere dagli strumenti e dalle innovazioni e saremmo sciocchi se pretendessimo l’italiano di Manzoni, di Dante anche solo di Pavese.

Ma c’è un punto sul quale il linguaggio non transige: la pigrizia. Perché la pigrizia è perdita di significato, sfumatura e profondità. Non transige quando, per pigrizia, lo “cosifichiamo” . Difficile resistere perché la pigrizia è furba e ci si siede sempre accanto.

Cosificare significa nominare tutte le cose con la parola cosa, e tutte le azioni con il verbo fare.

Questa è la pigrizia di non pensare. Non pensare il termine appropriato al posto del primo che ci viene in mente.

Non faccio esempi. Da domani provate a contare tutte le volte che lo sentite…. se in una giornata avete finito le dita delle mani, in voi c’è ancora speranza. Se invece non ne avete trovato uno guardatevi da chi vi si è seduto accanto.

Ps. In questo articolo c’è almeno un esempio, l’avete visto?

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6 commenti

  1. Ciao Matteo, ho letto il coso che hai fatto e mi ha fatto piacere leggerlo. Scherzi a parte, hai descritto la potenza del linguaggio che certe volte perdiamo o dimentichiamo. La parola ben detta o la domanda ben posta o il post ben scritto valgono talvolta come azioni. Mi ha ricordato una delle scene dell’ultimo episodio di Harry Potter dove Silente parla della potenza della parola.

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    • matteobarbiero

       /  17 gennaio 2012

      Grazie Gian del commento. La questione a cui penso spesso è quella per cui è un atto talmente naturale che lo consideriamo scontato. E sullo scontato, abitudine e la ripetizione forse guadagniamo in tempo e risparmio di energie ma perdiamo … Qualcosa.
      Matteo

      Rispondi
  2. Gabriele

     /  18 gennaio 2012

    L’ho trovato molto interessante.
    Il linguaggio come fluido. Un po’ come l’acqua che è fonte di vita per tutti gli esseri, così dovrebbe essere anche il linguaggio. Lo trovo giusto.
    Fare il punto sul rapporto che abbiamo con esso, sul come utilizzarlo e sulla sua continua mutazione, è stato un altro ottimo spunto di riflessione.
    I tempi oggi non sempre aiutano. Spesso si è di fretta e ciò porta a ridurlo e portarlo all’essenziale. Non si sprecano energie nel cercare le parole più adatte o a scriverle correttamente. Si sta correndo il rischio di andare verso un nuovo linguaggio: quello degli sms, in cui molte lettere vengono accantonate per lasciare il posto ad altre che formano storpiature più brevi. Un esempio per tutti è il “xkè” al posto del “perchè”. Ed è nato tutto dal fatto che una volta si aveva la scusa di voler risparmiare cercando di rientrare nei 160 caratteri a disposizione.
    Sono d’accordo con la considerazione che nuovi termini sono ben accetti perchè figli delle tecnologie o comunque dell’evoluzione che l’umanità sta percorrendo. Gli slang e le parole derivate da universi paralleli come quello di internet sono un esempio.
    Sono d’accordo anche sul fatto che la pigrizia sia una brutta bestia che ammalia…

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    • matteobarbiero

       /  18 gennaio 2012

      Ciao Gabriele, grazie per il commento. So che anche tu sei attento alla questione. Io ho già mutato il mio linguaggio rispetto a quello dei genitori, ma c’è differenza tra il cambiamento “naturale” del tutto, dal cambiamento per la nostra sciatteria. La pigrizia è una bestia che ammalia è una frase molto bella….

      Matteo

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  3. beatrice

     /  12 marzo 2012

    “Or dunque, i suoni della voce sono simboli delle affezioni che hanno luogo nell’anima e le lettere scritte sono simboli dei suoni della voce. Allo stesso modo poi che le lettere non sono medesime per tutti, così neppure i suoni sono i medesimi; tuttavia suoni e lettere risultano segni, anzitutto, delle affezioni dell’anima che sono le medesime per tutti e costituiscono le immagini di oggetti già identici per tutti” (Aristotele De Interpretatione 16a, 1-8). ….in fondo la vita è sempre una questione di scelte : quale parte dell’anima vogliamo mostrare profonda e piena di sfumature come dici tu matteo, o piatta e grigia. ciao

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    • matteobarbiero

       /  12 marzo 2012

      Grazie Beatrice, una citazione di Aristotele fa sempre bene.
      Non ricordavo questo legame del linguaggio con l’anima, ma certamente “sento” che è così. La voce del profondo può essere davvero ricca o povera … e la scrittura? Riuscirà davvero a esprimere una vastità tale? Mi viene in mente sempre F. Wallance e la sua “testa piena”; ma anche Calvino e la sua testa altrettanto piena, ma, con un grande sforzo di volontà, resa leggera.
      Sto divangando …. significa che il tuo commento è stato proficuo.
      Grazie

      Matteo

      Rispondi

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