Intervista a uno scrittore. Come si fa a scrivere bene ?

Lei è uno scrittore ormai con pubblicazioni, premi e riconoscimenti … si può imparare o è un dono …?

È una domanda che prima o poi mi fanno sempre, come se ne avessi scoperto il segreto solo perché sono vecchio. Non è un segreto e ve l’hanno ripetuto centinaia di volte.

Prima è necessario fare alcune distinzioni. Intanto la scrittura che pratico io è come vedere. Quindi un attività necessaria dalla quale non posso esimermi. La prima distinzione è proprio questa: chi scrive per vedere, e con scrivere intendo scrivere non pubblicare, e chi scrive per necessità contingente: il lavoro, alcuni esperienze creative, o qualcos’altro, ma non vede con le parole. Ma in fondo il segreto vale per entrambi.

Io ho dovuto arrendermi alla scrittura perché, dopo aver cercato di scacciarla in tutti i modi, mi si ripresentava continuamente sotto forma di “una certa idea del mondo”, come se il racconto prima orale, dentro la mia testa, poi scritto, con la razionalità che mette ordine per ottenerne la massima efficacia, fosse l’unico modo per capire l’orizzonte, le persone e le cose. Quand’ero piccolo le storie che raccontavano mi spiegavano il mondo. Da ragazzo, per comprendere il gesto incomprensibile di una persona, dovevo raccontarlo e raccontarmelo. Così facendo uscivo dalla logica emozionale dell’immediato e entravo in quella delle infinite possibilità del racconto.

Questo significa prima di tutto che io ho sempre avuto un’urgenza che costringeva a un esercizio continuo. Esercizio che se fosse solo di volontà rimarrebbe sterile. Non ho mai creduto nella volontà che si impone, certo è preziosa, ma non è sufficiente per ottenere risultati. In nessun campo, credo.

Per far questo è necessario cibarsi di parole, molto più di quanto ne produci. Leggere, leggere e ancora leggere. La digestione è lunga e come sapete il nutrimento è solo una minima parte di quello che mangiamo. Quindi dobbiamo mangiare/leggere molto di più quanto pensiamo, per cominciare a ricavarne il nutrimento necessario.

Dopo questi due atti, facce della stessa medaglia, si comincia ad avere consapevolezza di quello che si legge e si scrive. Si cominciano a capire certe strutture, meccanismi e se hai necessità di scrivere, non importa se per vedere o per contingenza, ti accorgi che inizi a scegliere tra quello che hai mangiato: uno stile piuttosto di un altro, un aggettivo meno usato, una frase costruita diversamente.

Aveva ragione la maestra delle elementari quando diceva “Per scrivere bene bisogna leggere tanto”. Questo è l’unico segreto. Qualsiasi sia la scrittura che tu voglia praticare.

La prossima volta parliamo di quello che lei intende con “dono”…..

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