Il Condominio Pancalli /4

I signori Gasparini

Appena sposati, subito dopo la Guerra, con il futuro sotto le macerie, lei aveva fiducia in lui, e lui fiducia nel fatto che anche se tutto era andato in pezzi non era un problema, ma era sulle cose su cui non poteva mettere le mani che il signor Gasparini si bloccava: quando doveva dimostrare affetto non sapeva che attrezzi usare; quando si incrinavano i sentimenti allora non trovava le parole.

All’inizio, ancora fidanzati, la signora Gasparini proprio non capiva: possibile che per scusarsi non fosse capace di mandarle un mazzo di fiori, un bigliettino d’amore, di farle una carezza? No, il signor Gasparini invece era capace di arrivare, con un gran chiasso, a notte fonda. Lei si affacciava alla finestra e chi c’era lì fuori? Lui sopra la bicicletta che pedalando muoveva dei pistoncini che buttavano aria nelle canne di metallo che intonavano una serenata a cui rispondevano senza esitazione i cani del quartiere. Questo è il signor Gasparini: tenace di fronte ad un bullone che non fa il suo dovere, ma fragile al cospetto dell’umana varietà. Infatti lui non voleva nemmeno sentirne parlare di fare il portiere, pensava alle persone con le quali avrebbe dovuto, per forza, avere a che fare tutti i giorni e sentiva il sudore freddo corrergli lungo la schiena.

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