Torno a studiare!

Esplorazione semiseria dell’umanità

Si può pensare che, dopo anni di studio, tornare sui banchi di scuola sia una passeggiata. Cosa ci potrà mai essere di nuovo, inaspettato, dopo aver affrontato  asilo, elementari, le terribili medie, il gogliardico liceo e la spensierata università.  Pensi di aver visto  tutto. Cosa vuoi che ci sia di terribile in un corso di 9 mesi di pasticceria? Eppure, quando sono scesa dalla macchina, con quaderni e aspettativa,  un brivido di terrore mi è salito lungo la schiena.

Chi è quel gruppetto losco che mi osserva fuori dall’ingresso? Dove sarà l’aula? E se entro nella classe sbagliata? Come saranno i miei compagni d’avventura, più bravi? Sarò la più scarsa della classe?

La verità è che si torna comunque adolescenti ogni volta che rientri nella gerarchia scolastica, indipendentemente dall’età e dall’esperienza di vita acquisita. Si riparte da zero.

Entrata nell’aula non puoi che osservare tutti con la scrupolosità di un investigatore. Ogni parola pronunciata da qualcuno viene memorizzata e inserita nella cartella dove pian piano si costruiscono i file delle personalità.

Ci sono le due ragazze 18enni, che parlano di motocicli e velocipedi, affrontando la prima scalata verso l’età adulta: avere la patente. Il loro sguardo disincantato, il loro parlottare fitto fitto di qualche pettegolezzo e il tono della voce da sapientine risveglia la tenerezza di tutto il resto della classe. Di primo pelo siamo pochi, la media sfiora i 35 anni.

P., uomo ansioso, lavora in un laboratorio orafo, dipinge, e la pasticceria è per lui il naturale proseguimento della passione verso i colori. Nonostante i 50 anni, è disposto a cambiar vita, perchè non è mai troppo tardi. Parla sempre, non ha paura di porre i quesiti più stupidi. Ho l’impressione sia un po’ tordo, e lo conferma la sua paura che i professori seguano di più gli extra comunitari della classe, perchè, dice lui strizzandomi l’occhio, sono più furbi. E’ evidente che non è sposato nè fidanzato, ma questo, scoprirò, è una nota comune della classe.

D. e  M. arrivano da lontano.  D. è un sardo emigrato a fare il gelataio in Germania, tornato in Italia per seguire il corso a Padova, dimostra uno spiccato senso critico verso i politici e i loro brogli elettorali, nonchè sessuali. Sospetto sia un anarchico terrorista. E’ pronto a mettersi sulla difensiva ad ogni discussione, acido  come lo yogurt, di  notte pubblica sui  profili fb della classe foto di cibi tipici sardi, dolci e dessert. Forse è l’anarchico più solo del mondo. M. invece è un giovanotto che arriva dalle Marche, scappa da casa per seguire il corso a Padova. Padova sembra essere l’ombelico del mondo.

K. è una ragazza marocchina di 30 anni, in attesa che l’odiata suocera arrivi dal Marocco a coccolarle il marito e a schiavizzarla, frequenta il corso contemporaneamente alla terza media, nella speranza di trovare un lavoro e passare più tempo possibile fuori di casa, lontano dalla strega cattiva.

M. è anch’essa in cerca di un riscatto sociale, dopo aver capito l’inutilità di una laurea in scienze politiche decide di dedicarsi ad addolcire la vita degli altri, e spero che possa zuccherare anche la sua indole. Esuberante e sarcastica viene eletta all’unanimità come capoclasse. Vedo affinità con l’anarchico… forse sono 2 spie.

E. è un ingegnere ambientale che fa l’energy manager, cosa significhi non si sa. La ragazza marocchina mi chiede di sottecchi perchè un ingegnere dovrebbe voler fare il pasticcere, segno che noi poveri essere mortali non ingegneri non contiamo granchè nella società odierna. E. parla sempre di cucina e pasticceria, la sua scrupolosità lo fa sembrare più una massaia che un manager.

I. il ragazzo albanese che sognava da piccolo di fare i pasticcini, ora operaio, ricerca di nuovo il sogno d’infanzia.

Infine M&M, M1 monta mobili e ora vorrebbe montare la panna, mentre M2 è un cameriere che di notte, sotto il cuscino, sfoglia la rivista “Cake design” e crea omini in pasta di zucchero.

Una nota merita P2, donna che a pochi esami della laurea subisce un grave lutto in famiglia ed eredita una pasticceria. Lei di dolci proprio non ne vuole sapere, preferendo acquistare la Porsche e la moto piuttosto di governare l’impero della dolcezza. Resasi conto che i mastri pasticceri la snobbano come capo, decide di iscriversi al corso per capire cosa facciano quegli esseri tutto il giorno in laboratori. Finisce l’università e sforna una figlia, continua ad andare in Porsche e in moto, segno che il morto non lo piange più.

La verità è che superato il terrore iniziale, chi più chi meno, ti ritrovi in una classe di adolescenti, che hanno tutti le stesse paure di un tempo, con l’ansia di farcela e di far vedere chi è il più bravo, il più simpatico, il più cool, il più saggio.

C’è solo una cosa che non rientra negli schemi gerarchici di un tempo, la deferenza verso i professori, ma questa è un’altra storia…

Panna Acida

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