“Perché l’Inter va male”

Di Manuel Barizza

Amici, l’Inter non va male!! Usiamo i termini giusti, possiamo dire che va meno bene degli anni scorsi…

…sono passati solo due anni dal mitico “Triplete” e al solo pensarci ancora mi brillano gli occhi, sensazioni che si accavallavano: la paura nei minuti prima della partita, la responsabilità di non tradire chi per anni, che dico, decenni, ha aspettato quel momento e dopo il sudore: le urla, i pianti e gli abbracci di una squadra unica. Rivedo quei momenti e nella mia testa suona, nostalgico, il brano: “The winner takes it all” degli Abba.

La consapevolezza del triplete: Coppa Campioni, Scudetto , Coppa Italia.

Evento unico in Italia, che tutti gli interisti hanno sbattuto in faccia a tutti quelli, che da tempi immemorabili (45 anni, mica spiccioli!) ci indicavano come la lancetta più veloce dell’orologio (n.d.r. “essere secondi” per chi come mia moglie non l’aveva capita…).

Ma noi: NO!! Noi abbiamo tenuto duro, testa bassa e denti stretti e abbiamo aspettato. In compenso abbiamo avuto tante domeniche libere e tanti mercoledì al cinema, ma poi sono venuti anni gloriosi: anni di storia del calcio. Ah! Indimenticabile!

Ora però guardiamo al futuro, il passato è passato, e a noi interisti non piace sbrodolarci addosso sull’onda dei ricordi (anche perché gira e rigira, dopo tre minuti di chiacchiere cominciamo a ripeterci..)

Ed è proprio per questo che ribadisco che l’Inter non va male, con un progetto low cost cerca di fare tutto, quale squadra in Italia tenta di fare del volontariato e nel contempo punta allo scudetto?

Nessuna!

Invece noi sì! Perché, rinnoviamo i contratti ai geriatrici, mettiamo in panchina i giovani per far posto alle vecchie glorie (nel senso “mummifico” del termine).

Recentemente avete visto Walter “The Wall” Samuel in un azione? Lui è lì, fermo al centro della difesa, scruta l’orizzonte del campo (si intravede la rotondità del pianeta, come nei cartoni animati di Holly e Benji). L’avversario gli è di fronte ed avanza, ma siccome lui è “The Wall: il muro” lo sventurato attaccante è costretto a spostarsi di lato per evitare l’ostacolo. È questa la consapevolezza fredda e razionale che attraversa la testa del caposaldo della difesa nerazzurra; ed è con questa sicurezza che, preso dal furore agonistico, TW comincia a muoversi, come un mastino punta il suo avversario e scatta. I metri diventano centimetri, l’obbiettivo è sempre più vicino, oramai ne sente l’odore (non proprio un invito a nozze a dire la verità…). La sua furia monta e il suo campo visivo si riduce sullo sventurato bersaglio come una condanna. Poi il guizzo! Contrae tutti i muscoli e si lancia!!! Travolge tutto: l’erba, l’avversario e….”

…e la palla???? No, quella non c’é già più! L’attaccante  dieci minuti prima l’aveva passata ad un compagno che approfittando di un buco formatisi al centro della difesa interista si era catapultato pregustando il momento di gloria. Ma Samuel ”The Wall” è tranquillo: “ci ha pensato qualcun altro..” pensa. Un po’ il pensiero di tutti i suoi compagni mentre il portiere è a terra che batte i pugni sull’erba…

Oppure che dire di Lucio Lucimar Ferreira da Silva: 34 anni, capitano della verdeoro, eclettico difensore dotato di ottimi piedi e tanta grinta da vendere.

Lui, ricevuta la palla dal suo numero 1, si getta a capofitto nella mischia, parte palla al piede e, pronto ad un’azione solitaria, (dico io: perché mettere 11 giocatori in campo? Basta LUI!!) evita tutto il centrocampo avversario e pure i suoi compagni che gli corrono vicino tirandogli la maglia, gridando “Passa! Sono con te! Ti ricordi? Ci siamo visti prima nello spogliatoio!”, ma lui, tutta grinta, è già arrivato al limite della difesa avversaria (con quelle gambe lunghe non ci mette neanche molto), e occhi da guerriero e viso stravolto dalla determinazione va in cerca… della bombola di ossigeno che aveva fatto mettere dietro la porta dai suoi collaboratori, si, perché la palla l’ha persa già da un pezzo, ed oramai, già che è là, si riposa un po’ prima di affrontare il viaggio di ritorno nella sua meta campo.

A questo punto cosa fare?

Perché non é che possiamo clonarli tutti come succede ogni 6 mesi con Capitan Zanetti. Sangue italiano nelle vene, sangue del nord-est, quello dei lavoratori… un figlio di Sacile in campo. Un eroe, un uomo instancabile ed incrollabile, soprannominato “El Tractor”  ha 38 anni, ma corre più dei ragazzini di vent’anni e corre cosi tanto che alle volte li lascia pure indietro. Lui la palla non la perde, no il problema è che finisce il campo… Ma se in quei momenti i tifosi tacciono e tendono le orecchie ad ascoltare il Capitano che corre, si può sentire in sottofondo quel “nanananananananananannanan” che accompagnava il Colonnello Steve Austin (n.d.r. L’uomo da sei milioni di dollari) nelle sue mirabolanti avventure.

Quindi assodato che di Zanetti c’è ne uno solo e che per tutti gli altri l’età anagrafica conta, bisogna pensare ad un progetto, un progetto serio, ma anche qui le cose si sono complicate abbastanza. Fino a 5 anni fa il discorso era semplice: Branca e Oriali, bussavano all’ufficio del Moratti che era già pronto con il portafoglio in mano ancor prima che avessero finito di bussare (sapete com’è: “quando ti chiedono soldi tutti i giorni impari a riconoscerli, ‘sti parassiti…”). Ora invece c’è il fair play finanziario, il che vuol dire che il Moratti si è chiuso dentro all’ufficio e quando vede ombre sotto la porta comincia ad urlare “Andate via ! No ne ho più!”.

Oriali non c’e già più. Dicono che la causa sia stata la rivalità con Branca, ma secondo me aveva chiesto troppi soldi ed il Massimo  dopo un po’ l’ha salutato con un: ma va a dá via il cul, pistola!”. Branca c’è ancora, ma la domanda è: per quanto ancora?

Quindi bisogna spendere poco e spendere bene, facile da dire difficile da fare, soprattutto se siamo italiani in Italia.

Attualmente la causa principale di questa brutta situazione è da attribuire alla classica “pancia piena” di fine ciclo, dopo che hai vinto tanto è logico essere sazi; invece l’esatta traduzione è: “Si è vero facciamo schifo, ma abbiamo fatto il triplete, noi!!!” e dopo due anni di “sazietà agonistica” il pensiero che aleggia tra i tifosi è che, oramai, la digestione dovrebbe essere finita: si tratterà mica di blocco intestinale?

«Dopo aver stretto la mano a un milanista corro a lavarmela. Dopo averla stretta ad uno juventino, mi conto le dita.»

«Prima di morire diventerò milanista, così dopo avranno un tifoso in meno…»

«La Juventus è una malattia che purtroppo la gente si trascina fin dall’infanzia»

Peppino Prisco 1921-2001

Pazza Inter. Amala.

Lascia un commento

2 commenti

  1. Igor

     /  2 maggio 2012

    Divertente tentativo di difesa di questa “pazza Inter”. Ti faccio i miei complimenti perché mi sono divertito tanto che alcuni passaggi li ho riletti persino due volte….
    Ha ragione Matteo, hai del talento: idee ed ironia non ti mancano di certo…sono curioso di leggere il prossimo pezzo. BRAVO!!!

    Rispondi
  2. Consuelo Crosara

     /  9 maggio 2012

    Vecchio lo sai che a me non mi interessa molto il calcio e tifo solo ai mondiali……su cui si fanno scommese ma…..mai pagate:-):-):-):-):-):-) ma come dice igor mi sono troppo divertita a leggere:-):-):-):-):-):-):-)bravo

    Rispondi

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: