Uomini neri, dittatori e l’imperfezione

Sedetevi in una stazione ferroviaria, su una panchina, e cominciate ad osservare le persone, prendete spunti sulle loro personalità dai gesti, dalle parole, dai vestiti e immaginatevi una storia.

Ho imparato ad osservare il mondo così, silenziosa e schiva. Io catalogo la gente che interseca, anche solo per un attimo, la mia vita. Quando accumuli tante cartelle, ti accorgi che le nuove conoscenze hanno similitudini con le persone che hai già incontrato, il cervello si sente alleggerito attingendo a file parziali, ma comunque già salvati nella RAM.

Ed è proprio in virtù dei miei file che ho riconosciuto immediatamente il Professore di Autoimprenditorialità come uno psicotico. Lui entra, giacca doppiopetto blu con bottoni dorati, spilla di chissà quale confraternita, alto 1m e 40 cm, fondi di bottiglia come occhiali, sguardo nervoso, pronto a recitare una parte che mal gli si addice. L’elemento che si palesa è un autentico Ragionier Filini con una sindrome napoleonica, per via forse della scarsa altezza, o, in tempi più moderni, possiamo denominarla come sindrome d’aspirante Berlusconi.

Il Commendatore, così lo chiameremo, si presenta vantando subito ben 2 lauree non definite, un master ugualmente non definito, proprietario di 7 locali, dei quali nessuno ancora aperto, talmente esperto di vini che ha passato ben 5 anni della sua vita come sommelier di, udite bene, Fidel Castro. La sua email è composta nel seguente modo Dott.Cognome.Nome@gmail.com, mi domando come mai, avendo due lauree, non se la sia creata così Dott.Dott.Cognome.Nome@gmail.com.

L’indomito Commendatore inizia la lezione di imprenditorialità con la seguente frase: ” Io sono qui per convincervi a non aprire mai una pasticceria”. Nella classe vibrano diverse emozioni, a seconda della personalità del singolo: paura, timore, preoccupazione o più semplicemente odio. Questo omuncolo saccente è il classico racconta balle. Cresciuto da sfigato da piccolo, ha anche lui osservato il mondo in silenzio. Tra osservatori ci si riconosce. Da dietro i suoi fondi di bottiglia ha capito che il mondo è dei più “fighi”, di quelli che hanno successo. Ha osservato il comportamento di “quelli di successo”, come parlano, con che accento e cosa dicono. Si è esercitato per anni, e, alla fine, ecco cosa ne è uscito fuori: una brutta copia. La brutta copia con due lauree, sbaglia due congiuntivi nella stessa frase, uno per ogni diploma. Lui gode del nostro silenzio attonito. Lui, col sorriso furbetto, sguazza nel terrore di chi, alla domanda “perchè sei a fare questo corso?” non gli risponde a tono, non ha un’idea geniale, qualcuno insomma che non sia migliore di lui. Ti mette in difficoltà se fai un’affermazione, ti pone domande sempre più pignole, fintamente curiose, facendo tremare la sicurezza della tua risposta iniziale. Perchè la domanda alla quale psicologicamente noi dobbiamo rispondere, non è perchè abbiamo speso 2.500 € per un corso di pasticceria, ma cosa vogliamo dimostrare dopo. Cosa ne faremo dei frutti? Siamo pronti a coglierli e a spremerli? Rispondere a tono al Commendatore è il primo passo. Lui è un distruttore, mascherato da insegnante, lui cercherà di far crollare le nostre certezze con la scusa di darti nozioni di imprenditoria, lui è una prova. E’ l’uomo nero dell’inconscio. A fine corso quanti rimarranno in piedi e sapranno dirgli: “io aprirò una pasticceria, che tu lo creda o no!”? Noi siamo il suo spettro, un mare di possibilità che alcuni coglieranno, altri no, altri ne verranno sommersi. Con la sua bella storia da fiction si è creato una vita parallela, ove lui è quello che avrebbe sempre voluto essere. Quanto è fragile e quanto è patetico, ma allo stesso tempo comprensibile, in un mondo che ci vuole tutti esseri perfetti.

Eppure lui è solo una delle tante trasposizioni dell’inconscio. Come in un incubo appare un altro elemento: la pasticcera del Cipriani. Lei, che è l’insegnante clou del corso, lavora da 5 anni presso il famoso hotel veneziano, come capo partita stagionale. Donna poco aggraziata sui 30 anni, si definisce appassionata del proprio lavoro, questo lo dimostra tenendo sempre il broncio, sparlando dei propri colleghi, anche illustri, e dicendoci subito che se pensiamo di diventare pasticceri possiamo proprio scordarcelo. Lei è 5 anni che cerca un lavoro continuativo, non avendolo trovato lei, figuriamoci se noi avremo più fortuna. Perchè poi c’è ovviamente la famigerata gavetta, nella quale si partirà ovviamente come sguattero sotto pagato, gergalmente detto commìs. La gavetta è sostanzialmente un processo nel quale gli chef di maggiore esperienza ti fanno capire immediatamente che non ci sono orari in questo lavoro, che ti spacchi la schiena ogni giorno, che sono loro a comandare e quindi tu devi stare muto. Questo atteggiamento diventa consuetudine, poichè anche lei ha dovuto rifare 360 uova di Pasqua perchè il suo capo schizzato gliele ha rotte convinto non andassero bene, o perchè sotto le feste lo chef capo partita le ha ordinato dei dolci così sofisticati che ci sono voluti 4 giorni per prepararli, per poi non usarli nel menù. Lei ci prepara a quello che troveremo, lei è il sergente che ti formerà a suon di sassate e frustate. La gavetta non è imparare con semplice curiosità, volontà di fare e umiltà, no! E’ guardare al peggio che hai passato e applicarlo alle nuove leve, perchè così deve essere. E così sarà quando, e se, noi saremo pasticceri DOC.

Vi sono poi insegnanti che con la loro conoscenza, sicurezza, e professionalità sono lì solo per insegnare. Avete capito bene, solo per trasmettere a noi delle conoscenze, per farci crescere, per prepararci teoricamente nel miglior modo possibile. Come un genitore ti insegna l’educazione, l’igiene, la cultura per poi toglierti i ruotini dalla bici e farti andare avanti da solo. L’insegnante che non ha bisogno di diffondere un terrorismo psicologico sulla classe per far capire che il mondo è brutto e cattivo, basta ascoltare i tg per questo.

E’ una questione di ruolo, una scelta tra quello che vuoi ricevere, se preferire diventare dittatore, ottenendo la soggezione e la paura del popolo, oppure un presidente democratico, accettando la natura imperfetta dell’uomo, e quindi l’eventuale dissenso, o la stima. Un dittatore è un uomo che ha paura del popolo, che ripiega incutendo terrore, è un uomo che sarà sempre solo, che preferirà annientare potenziali avversari piuttosto che allevarli ed esserne fiero un giorno.

Nel momento in cui mi troverò pasticcera, madre, insegnante o quant’altro, io, che modello seguirò? La mia RAM mi verrà sicuramente in aiuto.

Panna Acida

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