Lo Scarabeo e il sacchetto delle parole importanti

Di Marziotti

Accade a volte, soprattutto in occasione di qualche conversazione concitata, di snocciolare parole, decine, centinaia di parole e di farlo ad un ritmo forsennato, senza pause di riflessione, solo qualche rapido respiro a separare le une dalle altre. In quei momenti, in cui l’ira fa capolino, può capitare che tutti quei vocaboli che uno teneva già sospesi, come appesi con un filo invisibile all’interno della bocca e che non aspettavano altro che un soffio di fiato per prendere forma, se ne rotolino fuori investendo in pieno l’interlocutore di turno, senza che prima di pronunciarle si abbia avuto prima modo di soppesarle, di verificarne l’opportunità.

Solo in un secondo momento, quando oramai l’aria attorno si è acquietata, quando oramai è tornato a regnare il silenzio, richiamandole alla mente o avendo l’opportunità di rileggerle, se ne riesce a percepire davvero il peso specifico reale. Si perché, a guardare bene, ognuno di noi, inconsapevolmente, si porta a spasso il proprio sacchettino di parole dal quale attinge quotidianamente per poter intrattenere una conversazione. Assomiglia un po’ al sacchetto dello Scarabeo, quello verdolino a righe, quello nel quale sono contenute tante piccole tessere ognuna con su stampata in carattere maiuscolo una lettera dell’alfabeto con accanto, nell’angolino in alto a destra, il valore espresso in punti a lei associato, valore inversamente proporzionale rispetto alla frequenza di utilizzo della lettera stessa. Così la A vale 1 punto, la M ne vale 3 e avanti, a crescere, fino alla più rara, la Z che ne vale 10. Allo stesso modo ciascuno di noi, un po’ per indole un po’ per esperienza, assegna a ciascun vocabolo inserito nel proprio sacchetto un valore del tutto soggettivo. Così, ad esempio, il semplice fatto di utilizzare il tempo futuro nel coniugare una frase, se per alcuni è equiparabile alla semplice ipotesi di poter realizzare una data azione con tempistiche ancora da definire, per altri è da considerarsi alla stregua di una promessa.

Stabilire il valore base però non è facile, molto dipende anche dalla frase che contiene.

Così, per gli scontenti, per le persone lamentose, la parola “bisogno” corrisponderà ad un punteggio, chiamiamolo così, di poco maggiore a quello di un qualunque intercalare, di un “cioè” o un “beh”, di quelle parole che non lasciano traccia e nascono spesso per semplice abitudine . Prendi invece quella stessa parola, mettila in bocca ad una persona appagata facendola seguire da un comunissimo “di” e quindi da un pronome personale a scelta, e lo scenario che si prospetta cambierà radicalmente. Il punteggio di quella medesima parola infatti subirà pressoché istantaneamente un’impennata drastica, da 10 a 1000 in una manciata di secondi, giusto il tempo di finire la frase. Ecco. Quel tipo di “bisogno” entrerà subito a far parte della sottocategoria che racchiude in sé anche tutte le varie coniugazioni del verbo “sentire”, accanto ad “affetto”, “dolore”, “sentimento” ed “emozione”.
Entra cioè a pieno diritto nel gruppo delle parole pesanti.

Le parole pesanti sono quelle più rare e preziose, come la Z o la W nello Scarabeo. Sono quei termini che uno di solito tiene ben nascosti in qualche angolo nella mezz’ombra della propria mente, accarezzandoli di tanto in tanto, e che vedono la luce solo dopo attenta riflessione, dopo aver ponderato gli eventuali rischi e le implicazioni che quel moto di libertà intellettuale possa generare.

La più temibile di tutte, ça va sans dire, è la parola “amore”. Ma non per tutti, si badi bene. Dalle corde vocali di un ometto di poco spessore intento in una scopata di quelle come si deve, così come da una donna col cuore dai facili entusiasmi, quel vocabolo, accompagnato da altri a lui affini per vicinanza sentimentale , esce copioso, rivestito di tutte le sfumature possibili, con la stessa nonchalance con la quale un’altra persona riferirebbe in una chiacchierata da bar le previsioni meteo per il weekend o con la quale leggerebbe il menu di un ristorante di poco prezzo.

La maggior parte delle persone no, la maggioranza è cosciente della potenza di quella breve alternanza di vocali e di consonanti e della forza esplosiva che possa produrre in faccia al proprio interlocutore. Quello è il termine che più di qualunque altro si lascia sul fondo del sacchetto, quello che, per alcuni, pure quelle rarissime volte che non si sa come lo peschi, lo tieni fra le dita per qualche minuto, lo osservi per benino, e di solito decidi di ributtarlo nella mischia, fra i “che” e i “magari” sostituendolo con un ben più rassicurante “bene” che quello, come il prezzemolo, ci sta sempre.

L’inghippo di tutta questa faccenda sta nel fatto che quel numeretto, quello in alto a destra delle tessere, il peso specifico delle tue parole, le vedi solo tu e le persone che le tue parole le conoscono così bene da poterne valutare l’importanza senza la necessità di preamboli o ulteriori approfondimenti. Ed il timore è quello di correre il rischio che una frase densa, un mucchietto di vocaboli da 5000 punti totali, venga messa nelle mani sbagliate, in mani ruvide che non sappiano accoglierle e custodirle nell’incavo del palmo. Perché nel pugno chiuso non troverebbero spazio sufficiente per restare in vita mentre da una mano troppo aperta scivolerebbero via in un batter di ciglia. In entrambi i casi, ciò che ne resterebbe, non sarebbero che pezzi di aste, angoli acuti e semicerchi sparsi a terra. Non sarebbero che frammenti disordinati di emozioni.

Articolo precedente
Articolo successivo
Lascia un commento

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: