Olive Kitteridge, Baricco e la realtà.

Elizabeth Strout, Olive Kitteridge, Fazi

Ci sono molti modi di scrivere una storia, anzi due: dentro la storia o fuori di essa.

Per molto tempo ci hanno insegnato che per raccontare il mondo, scrivere letteratura insomma, fosse necessario starne fuori, guardare gli eventi, osservare i dettagli e raccontare cercando di essere oggettivi. Ancora adesso abbiamo il mito di essere freddi narratori della realtà, nonostante Einstein ci abbia spiegato in modo fin troppo semplice che tutto è relativo. Nonostante tutta la psicanalisi, Pirandello e Joyce, dentro di noi, vogliamo disperatamente raccontare oggettivamente.

Invece un racconto soggettivo è ciò che di più oggettivo possa esistere. La soggettività che racconta è l’unica oggettività possibile. Fateci caso; i romanzi o racconti nei quali il protagonista racconta la sua storia ci sembrano più coinvolgenti, reali cioè veri.

Vero inteso come veritiero, aderente alla realtà. Il racconto in terza persona, di chi vuole guardare la storia e riportarla, ha sempre qualcosa di arbitrario: la visuale con cui guardate. L’inquadratura, scelta dallo scrittore, è messa davanti ai vostri occhi. Quando mai potrà essere oggettiva? È una scelta, per quanto libera e ben fatta, sarà sempre una scelta di qualcuno su di voi.

Entrando invece in una storia raccontata dal protagonista abbandonate la finzione della scelta oggettiva della terza persona per entrare nella soggettività senza menzogna perché lo sapete e lo accettate.

Proprio per questa difficoltà il raccontare in terza persona mi affascina. È un delicato artifizio, un preciso e difficile ingranaggio da costruire e tenere in piedi.

Dopo aver letto l’intrigante recensione di Baricco su Repubblica a questo romanzo sono andato a comprarlo e a leggere…

Si, Baricco ha ragione “registrare la stupefacente normalità dei viventi, con tutta l’ obbiettività possibile, limitandosi quasi a fotografarla” come fa lei è davvero difficile. È davvero molto brava e qualche volta ti dimentichi anche che ci sia qualcuno dietro la scelta di ascoltare quel dialogo, vedere quell’orizzonte e correre lungo quella strada.

Una lettura perfetta; anzi un meccanismo quasi perfetto.

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