Addii silenziosi e indolenti

Di Marzia

Certi addii hanno il rumore del vento fra i rami degli alberi, quando le foglie sbattono fra loro e producono quel suono basso e continuo, come un susseguirsi di piccoli schiaffi silenziosi.

In certi addii non inciampi per colpa di un diverbio o di un errore e non c’è lo “Sciaff!” di un salto a piè pari in una pozzanghera.

AddiiCerti addi, quegli addii, quelli di cui sto parlando ora, li intravedi appena

nel diradarsi delle comunicazioni,

in una graduale perdita di confidenza e soprattutto

in una specie di patina biancastra negli occhi dell’altro quando lo incontri. I gesti non sono più sciolti come prima e gli abbracci risultano difficili.

Teoricamente, a ragion di logica, dovrebbero essere più delicati, addii silenziosi senza fracasso.

Il dolore dovrebbe essere attutito dal tacito preavviso che ti regalano con una benevola pacca sulla spalla. Invece no. Invece è peggio. Perché per quanto ti sforzi e continui a ripeterti che una ragione vera non c’è, se non l’indolenza e la pigrizia di non compiere un primo passo…

ti perdi, fra un sé ed un ma, fra il senso di mancanza e quello di impotenza, e ti ritrovi a contemplare per ore quel nulla di fatto, quella X sulla schedina. E l’unica cosa sensata che ti scappa da dire è un “mi manchi” anche se magari non cambia niente, ma almeno le foglie lo sappiano.

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