Essere madre. Essere figlia.

di Panna Acida

mamma e figliaLa mamma.

Come lei non c’è nessuno, si diceva, e il pensiero successivo era: “meno male!”.

E’ una strana figura quella della madre.

Osservavo la mia proprio domenica, mentre sedeva a prua della barca che sfrecciava in mezzo al mare. Accanto è passato un barcone pieno dei vecchietti in pensione che chissà quale avventura stavano vivendo quel giorno. Lei si volta verso di loro e calorosamente, dal nulla, li saluta. I vecchietti urlano e salutano felici che qualcuno si sia accorto di loro. Mia madre ride. Mia madre ride e si diverte mentre la barca sobbalza sui cavalloni delle onde: l’entusiasmo di una bambina in un corpo di donna.

Chi è mia madre?

La continuo a fissare, un po’ stupita, ma lei è una madre a-normale. Rispettata e stimata da tutti, ne conosco solo io le debolezze. Aggressiva come una leonessa quando i cuccioli sono in pericolo, ansiosa e premurosa con la paura di essere dimenticata da ciò che lei stessa ha partorito. Una madre che ride dell’acqua che le arriva in faccia, che non si vergogna a ripetere i giochi che s’inventava per farmi ridere da bambina, una madre che imita le voci degli animali di “Paperissima” quasi desiderasse recuperare un’innocenza che le è stata rapita. Così raro vederla sorridere a quel modo, sempre di corsa, sempre arrabbiata, sempre indaffarata con la rabbia verso il mondo e la prospettiva del riscatto sociale sulla sua “bambina”. Una madre che ha fatto di tutto: pilota di rally, speaker radiofonica, ha partecipato a cene di gala, è diventata imprenditrice di sè stessa, ha avuto una figlia praticamente da sola, è caduta e si è rialzata più volte, convinta che ogni volta sarebbe stata l’ultima. Mia madre che vuole essere un orso ma  in realtà è un koala, che ha paura della gente perchè se ne aspetta sempre la delusione. Mia madre è una lottatrice che si commuove quando tiene i discorsi aziendali, che vive tutto con un’emotività pericolosa perchè troppo intensa. Una madre che si permette di crollare solo tra le mura domestiche, che si confida con me mentre siamo da sole in auto o chiuse nel bagno come due adolescenti. Ancora si permette di sgridarmi che prendo freddo, che non mangio abbastanza o che mangio troppo, che dovrei tagliarmi i capelli così o cosà.

Una madre consapevole del cordone ombelicale tagliato, ma ogni tanto ci prova comunque. Mia madre a volte fa la figlia perchè è impulsiva come una ragazzina, ma subito dopo, imbarazzata, riprende il controllo e puntualizza il suo rango.

Lei mi distoglie dai miei pensieri e mi chiede con birbante innocenza perchè non voglio trasferirmi più vicina a lei. Io lo so che vuole sentirsi dire solo che le voglio sempre bene e che la distanza non è rilevante, ma non si può dirle questo. Le madri devono capire che i figli prendono il volo, e loro devono cercare di farli volare più in alto possibile, senza paura. Il vantaggio dell’amore filiare è che non si deteriora col tempo o con i chilometri, permane, e il cordone ombelicale in realtà continua ad esistere quando ci si interroga se la famiglia è fiera di noi.

I rapporti cambiano: prima ci dicevamo “non diventerò mai come mia madre”, ma basta scrivere di loro e rileggere il tutto per capire che in realtà abbiamo scritto di noi stessi.

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