Cosa vuoi fare da grande?

da grandeDi storie come Tizio che molla il lavoro di manager per andare a coltivar mele in  Val di Non, o di  Caio che scappa dal posto di primario per aprire un chiosco di aperitivi a Bali, se ne sentono ormai spesso.

Queste notizie ci sfiorano durante la vita quotidiana, quando facciamo lo slalom tra lavoro, portare a scuola i figli, fare la spesa, pulire il bagno, pensare alla cena e di nuovo lavoro. Gettano un seme invisibile nel cervello che all’inizio ci fa riflettere per i primi 2 minuti sull’eventualità meravigliosa di abbandonare tutto e…andarsene. Dopo 2 minuti il cervello riacquista la propria autorità, ristabilisce l’equilibrio ed eclissa il seme tra le cose impossibili, insieme agli UFO e all’equità.

Eppure, mentre passavo lo straccio per casa, mi è capitato di trovarmi a riflettere per ben 5 minuti su una semplice domanda: “Ma cosa volevo fare da grande?”.

E’ una domanda che ti pongono tutti, nonni, zii, cugini e poi, più tardi i genitori. All’inizio le risposte sono innocenti: l’astronauta, il pilota, il calciatore, la dottoressa, la maestra. I più tenaci sicuramente riusciranno nel loro percorso, ma gli altri?

Di mio ero indecisa se fare la maestra, la veterinaria, o pensavo già all’eventualità di fermarmi a fare la cassiera al supermercato, divertita dai codici a barre. Ovviamente non sono diventata nessuna delle tre cose, ma sono certa che nessuna delle tre fosse ciò che avrei  voluto fare da grande. Lo scoprii più tardi, abbastanza tardi da aver preso un’altra strada. Io amo i fornelli, la farina, le uova, in generale il cibo. Come spesso succede agli interessi veri, invece di diventare professioni diventano hobby.

Ma non dovrebbe essere il contrario? Non dovremmo far diventare un mestiere la nostra passione invece di avere un hobby che tenga a freno quella parte di cuore e cervello che scalpita di fronte a quel sogno nascosto?

Conosco un amico che vorrebbe fare lo scrittore, scrive di notte, scrive all’alba, ma poi durante le ore del giorno fa tutt’altro. Periodicamente gli viene un mal di testa feroce, che lo costringe a letto. Di solito quando è attanagliato dal dubbio. Credo che questo mio amico sappia che quella emicrania non sia altro che lo sfogo della sua mente artistica dietro le sbarre della razionalità. Non ha ancora chiaro se essere carne o pesce e quando il cuore comincia a gridare pesce, il cervello fatica sempre di più a dirgli che è carne.

E conosco invece un altro amico che ha sviluppato un pensiero alternativo. Di giorno studia all’università, di notte fa il panettiere. All’università non studia materie che possano migliorare la propria posizione lavorativa, ma studia ciò che desidera conoscere: filosofia, arte, biologia. Ritiene, infatti, che non si debba guardare all’università per imparare un mestiere, il mestiere lo impari sul campo, l’università, invece, ti apre la mente. Ovviamente fare il panettiere gli piace molto.

Quante volte vi svegliate non avendo voglia di andare al lavoro? Quante volte vi siete sentiti appagati dalla vostra settimana lavorativa? Quanto tempo ed energie dedicate a ciò che non brucia la vostra anima di passione? Quanto vale tutto questo?

Se abbandoniamo un attimo l’idea dell’impossibile e riflettiamo sull’unica cosa certa cioè che la nostra vita avrà una fine e  che sarà l’unica che ci è permesso vivere, è pensabile che 8h al giorno dobbiamo dedicarle a qualcosa che non ci appaga pienamente e 1h alla settimana al nostro hobby? O varrebbe la pena essere felici?

Qualche volta abbiamo paura anche solo di cominciare a pensarci…

È sufficiente, dopo averci pensato un poco, tapparsi il naso e saltare.

E voi vorreste saltare?

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3 commenti

  1. devo dire che la risposta “astronauta” fino a ora non ha riscosso particolare successo nel nostro rigorosissimo sondaggio, che vede per ora in testa alla domanda “cosa vuoi fare…” la risposta: “l’aperitivo”. =_____=

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