La scelta

di Ombroso

genitori distrattiLuca, Matteo e Marco frequentavano, o per meglio dire erano stati parcheggiati ad ore, nello stesso asilo ai margini della città.

Le loro mamme si incrociavano velocemente nei parcheggi o nei corridoi della struttura prese dal caotico ritmo della vita metropolitana.

I tre bimbi avevano costituito una compatta crew che partecipava divertita alle iniziative ricreative dell’istituto.

Parlando tra loro di quanto succedeva tra le mure domestiche nacque una inevitabile invidia: Luca poteva giocare con la Play Station 3 mentre Matteo aveva solo la 2; Marco invece aveva un cane; Matteo poi avendo Sky poteva guardare i cartoni in lingua Inglese e Luca aveva addirittura un MAC portatile con cui navigava in internet.

Un giorno si chiesero se sarebbe stato possibile cambiare momentaneamente famiglia. Si guardarono bene e videro che, fisicamente, non erano poi così diversi.

Decisero di provare.

Marco spiegò a Luca come si doveva comportare, lo stesso fece Luca con Matteo, ed infine Matteo con Marco.

Un pomeriggio, poco prima dell’orario di chiusura, si scambiarono d’abito.

Man mano che le rispettive mamme arrivarono, ognuno si fece prendere dalla mamma putativa.

Il giorno dopo si ritrovarono a discutere di quanto successo e nessuno dei genitori si era accorto dello scambio.

Decisero di lasciare per qualche giorno la situazione cosi com’era.

Poi, altro scambio. E di nuovo nessuno si accorse di nulla.

I tre erano molto contenti di come la loro vita potesse continuare ruotando in tre situazioni familiari diverse.

Gli scambi continuarono per tutto l’anno, ogni 3-4 giorni, a volte anche di più cambiavano famiglia.

Ma arrivati in prossimità dell’estate sorse un problema. Si doveva sospendere questo gioco causa la chiusura dell’asilo.

A questo punto sui resero conto che si erano dimenticati di quale fosse la propria famiglia. Ormai si erano completamente integrati in tutte e tre e non riuscivano a ricordare qual’era l’originale.

Spaventati da questo decisero di smascherare il loro gioco alle genitori.

L’ultimo giorno era stata organizzata una piccola festa di fine anno.

I tre, data la presenza contemporanea dei genitori, svelarono quanto era accaduto nei mesi precedenti.

Le tre mamme alle parole di Matteo (il delegato dalla combriccola) sgranarono gli occhi dallo stupore.

Poi, quasi all’unisolo, dissero: “Ma, sciocchini, noi lo sapevamo, ce ne eravamo accorte subito ma, in comune accordo, vi abbiamo lasciato continuare questo gioco perché vedavamo che eravate molto felici di questo. Infondo una mamma saprebbe riconoscere il proprio figlio ad occhi chiusi!”.

Scoppiò una risata generale e ogni mamma prese per mano un pargolo per riaccompagnarlo alla ritrovata serenità familiare.

Ai tre non rimase che scambiarsi un’ultimo sguardo perplesso, mentre venivano accompagnati verso le auto, dalle premurose genitrici che non erano riuscite ad riconoscere il proprio figlio.

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