Automedicazione emotiva

marito e moglieIl signor Pazientini, negli anni e con grandi sforzi, ha imparato a curarsi da solo. Ha imparato a medicarsi l’anima come fosse  una questione fisica, come fosse una pelle da suturare. Lui ne è assolutamente convinto di questo, che l’anima sia questione concreta e come tale vada trattata. Dopo infinite prove di automedicazione ha finalmente capito cosa gli è utile per riparare una ferita emotiva che non spurga sangue, ma una “cosa” nera che sporca cioè fa perdere colore, brillantezza, lucidità al mondo emotivo.

Il signor Pazientini ha bisogno di una buona dose di silenzio (in grande quantità), soprattutto silenzio di parole e una grande concentrazione su di sé come se ci si guardasse dentro, un dentro che lentamente è invaso da il nero denso della ferita, ma più lo guardi più si asciuga, in un certo senso.

La moglie invece, la signora Moroni in Pazientini, ha una concezione completamente opposta di automedicazione. Lei pensa che sia necessario parlare, parlare moltissimo come se le parole fossero gocce sulla pietra e lentamente consumino le punte acuminate che fanno male. E poi, pensa, sia necessario muoversi, fare, tenersi impegnati. In questi casi cucina a ripetizione una quantità smisurata di roba perché il fare, unito alla precisione delle dosi, la tengono impegnata con le mani e con la testa, dice. Aspettando che il tempo faccia il suo.

Dopo aver cucinato invita a casa gente, parenti, conoscenti per avere rumore, chiasso e andare di qua e di là con i piatti. Il signor Pazientini resiste in un angolo, concentrato su di sé, rispondendo a mono sillabi alla domande di cortesia degli ospiti aspettando che tutto finisca…

Io sono come il signor Pazientini, e tu?

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6 commenti

  1. La Signora Dal Gesso malgrado la pluriennale esperienza nel settore non ha ancora la più pallida idea di come gestire il dolore. Piange, piange tanto, quello sì. Per il resto passa dall’aver bisogno di condividerlo con qualcuno, quel buco sullo stomaco, a 24 ininterrotte con la testa sotto il lenzuolo senza rispondere a telefonate o messaggi. Solo una cosa ha capito, o almeno le pare di aver capito. Che al dolore non si sfugge, al massimo lo si nasconde, e allora non resta che viverlo nell’attesa prima o poi ritorni il sorriso. Nell’attesa tutto quel grigio ritorni a colorarsi.

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    • matteobarbiero

       /  12 novembre 2013

      Grazie signora Del Gesso della condivisione.

      Rispondi
    • Amore, dolore, ambedue sentimenti diametralmente opposti. Ambedue status temporali dell’interiorità della persona. Altalenanti come il sole e la luna, solo con tempi ben più lunghi. Ma mentre non possiamo gestire i movimenti ciclici del sole e della luna, con pazienza e molto lavoro su sé, possiamo raggiungere la consapevolezza di chi siamo, di come i ns. cicli avvengono e adoperarci per armonizzare al meglio questi due sentimenti cosi particolari. E’ soprattutto per causa del dolore che arriviamo a prendere le decisione più importante per noi stessi, l’amarci, noi, prima di ogni altro. A parole è facile, ma dobbiamo farlo nei fatti, con quel sano egoismo che non dovrà togliere nulla ad altri, solo limitare l’attraversamento del ns. io ai comportamenti altrui che feriscono e aiutano altri motivi di dolore nascosti nel profondo. Ed è necessario far emergere tutto ciò che è causa del dolore, comprenderne le cause, consolidare, ragionare e mettere in pratica che nulla che accade e ci provoca dolore merita di essere dentro di noi, perché amiamo noi stessi.
      Si può fare…

      Stefano Tosin

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      • matteobarbiero

         /  14 novembre 2013

        Scusami Stefano se non ti ho letto prima, ma dal post che ho scritto forse avrai intuito che è successo qualcosa.

        Grazie per le tue belle parole e per la tua anima bella. Mi fido istintivamente delle persone che usano le parole con delicatezza come te e come si legge nel tuo bel sito…

        Mi ha molto colpito la parola “consolidare” a cui non avevo mai pensato in questo contesto. Consolidare come rendere solido qualcosa che c’è già, qualcosa che per un accidente si sta “aprendo”…credo sia un gesto indispensabile di cui é necessario impararne le dinamiche.

        Grazie Stefano.

      • Buon lavoro Matteo…

      • matteobarbiero

         /  24 novembre 2013

        Grazie!

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