Il giallo che non c’è

Storie e raccontiIo non leggo gialli. Nonostante ci siano autori molto bravi trovare l’assassino in un libro mi sembra sempre una strada segnata. Io sarei il perfetto lettore di gialli: non mi ricordo i dettagli, rimango sconvolto dai colpi di scena e di solito non capisco nulla della trama fino alla fine. Ma lo stesso mi sembra una strada artificiosa.

Se poi andate al cinema con uno di quelli che capiscono tutto e vi dicono “Ecco, adesso troverà il fazzoletto che abbiamo visto prima”, cosa che puntualmente accade, allora il divertimento… perché nella vita non ci sono segnali, indizi e testimoni. Ci sono lo so, ma è tutto molto più complesso.

Io sono affascinato dalla vita e dal fatto che un mondo così complesso, enorme, pantagruelico trovi posto nella nostra zucca.

La complessità del mondo l’ho trovata poche volte in letteratura; una complessità che possa essere leggibile e anche comunicativa.

L’ho gustata in David Foster Wallance o in Calvino come ho scritto qui. In Wallance c’è quasi tutto con la grande fatica di dargli un senso, in Calvino c’è la lucentezza di uno sforzo per togliere il peso e tornare alla leggerezza.

Oppure  il percorso mentale ed emotivo denso di Tim Parks in Destino, che vi auguro di incontrare se avrete abbastanza forza.

Ma c’è stato un giallo nel quale ho trovato l’abbondanza che sta fuori dei nostri sensi. L’autore è uno dei più grandi e forse sconosciuti scrittori di fantascienza: Stanislaw Lem che a parte Solaris ha scritto moltissimo altro e dello stesso livello.

Il suo libro, “L’indagine del tenente Gregory” non è un giallo convenzionale e, stranamente, per lui che era medico, si avventura quasi al limite del soprannaturale, ma come spesso accade nei suoi libri, la storia è il grimaldello per far saltare una fede cieca: nella scienza, nella spiegazione a tutti i costi, nel continuo cercare il  movimento di causa- effetto. La storia serve semplicemente per illuminare una riflessione che altrimenti sarebbe stata incomprensibile. Con la letteratura costruisce l’esperienza necessaria per capire.

La penultima pagina del libro è risolutiva del mistero aprendone un altro ancor più grande sul senso della Vita. Perché la trattiamo sempre come fosse una domanda a cui DEVE seguire una risposta; un problema a cui DEVE seguire una soluzione.

Invece la Vita è Mistero e come tale non sussurra risposte e nemmeno soluzioni, ma suggerisce solo il fidarsi di essa e lasciarsi travolgere.

Ogni giorno consapevolmente.

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4 commenti

  1. Johng496

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