Calvino,

Riporto da un bell’articolo di Gian Luigi Beccaria uscito sulla Stampa in occasione della raccolta di interviste di Calvino pubblicate da Mondadori

Lo scrivere – confessa Calvino – è tentativo faticoso, una sorta di felicità e penitenza, un continuo escludere e un ridurre. Porta il narratore ad allontanare la vita e i suoi umori, al concentrarsi tutto sulla sola pagina, il foglio bianco su cui progettare e montare rigorosi castelli di carta («Invidio molto lo scrittore ininterrotto, che vive e scrive, per cui lo scrivere è una specie di prolungamento del vivere»). 

Gli piaceva l’impianto artigiano delle cose, il fare delle costruzioni che chiudessero bene, scrive Beccaria.

Ecco quando Calvino parla, sento che parliamo la stessa lingua; cioè io lo guardo lassù in cima ma lo capisco.

 

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