Ma è colpa del calcio o dei giornalisti


di Manuel Barizza

“La fase a gironi è finita, l’Italia si classifica per le semifinali e fino a qui tutto bene. Ma va davvero bene?

Sì, se guardiamo solo i dati, nella sostanza invece l’Italia ha giocato bene solo a tratti, evidenziando una grossa difficoltà nel concretizzare il gol e in altri lunghi tratti delle partite si è fatta pressare dagli avversari, sia che si trattasse dei campioni di tutto spagnoli, sia che si trattasse della piccola Irlanda; il tutto tenendo in ansia i tifosi allo stadio e davanti al televisore. Personalmente a me l’Italia non è piaciuta, però cambia poco, tanto conta il risultato: siamo passati ai quarti ed è sufficiente… per ora…”.

Questo è un possibile riassunto e il mio punto di vista dell’avventura europea che la nazionale italiana di calcio ha finora vissuto, alcuni saranno concordi con me, quelli invece che non ci capiscono di calcio, no; ma questo è normale d’altronde c’è ancora chi tifa Juve…

Quello che ho fatto è stato comunque parlare di calcio, fare un’analisi di quanto successo nel rettangolo di gioco, insomma quello che si dovrebbe fare nei molti programmi di approfondimento post partita.

Invece questo, è proprio quello che non succede; i programmi di calcio non parlano “del” calcio, se non solo marginalmente, prediligono concentrarsi sullo show che sta intorno e sono alla ricerca spasmodica di qualcosa per scrivere la notizia bomba.

Nell’ultimo tempo però si è andato oltre, lo sport calcio ha varcato il confine del reality, spesso ci sono personaggi che cercano di farsi pubblicità accostandosi al calcio e ai suoi personaggi con il risultato che non si sta parlando più della partita, ma di gossip.

Un esempio: Cecchi Paone, Cassano, i gay e “metrosessuali” (termine coniato nel 1994 dal giornalista, de  The Indipendent, Mark Simpson che indica gli uomini eterosessuali, in genere sportivi, che curano molto il loro aspetto facendo uso di cosmesi avanzata, abbronzatura tutto l’anno, depilazione, ecc), potrebbe sembrare il gioco cerca l’intruso e tutto sommato, di questo si è trattato.

Cecchi Paone, ex conduttore ora show girl ai vari reality e talk show della tv dove costantemente si autopromuove paladino delle rivendicazioni omossessuali, ai microfoni del programma “la zanzara” assicura che alcuni giocatori della nazionale sono omosessuali e altri metrosessuali, però non ne fa il nome: così crea scompiglio, crea attesa e si assicura almeno altre due, tre comparsate il qualche altro programma, professionalmente gratificante direi.

A questo punto il terreno è fertile per i giornalisti che alla prima occasione girano la domanda: “Ma è vero che ci sono omosessuali in nazionale?” ma non la girano al primo che capita, eh no! Mica scemi! Loro aspettano Cassano… Scoop garantito!

Infatti, se il buon giorno si vede dal mattino, la sua prima risposta alla domanda ricevuta è testualmente: «se penso quello che dico succede un casino» sottolineo “se penso quello che dico”, Mio Dio, non serve che spieghi quel che non va…

Il top si raggiunge quando alla parola “omosessuali” dei giornalisti lui risponde con il termine “froci”… Un genio! Mi domando: lui è un calciatore, voi giornalisti sportivi, perché non domandare a Cassano il peso atomico dello Zinco?

Seguiranno le scuse ufficiali di Cassano diramate tramite comunicato stampa della Figc, scritte in un corretto italiano (altra domanda: avete mai sentito Cassano parlare in italiano? Corretto??).

Comunque, missione riuscita, i giornalisti hanno il loro titolone per il giorno dopo.

Esaurita questa polemica, si cerca subito quella successiva e poiché l’Italia per passare il girone deve vincere contro l’Irlanda e sperare in un “non pareggio” tra Spagna e Croazia, subito i giornalisti insinuano il sospetto di un accordo tra queste ultime due; il fatidico “biscotto” che tanto piace agli italiani: “Vuoi questo? Io cosa ci guadagno?” ammettiamolo l’abbiamo fatto tutti almeno una volta.

La domanda è stata posta a tutti i livelli in maniera assillante, finché Micheal Platini presidente dell’UEFA, evidentemente seccato, fa notare al giornalista che l’Italia per passare il turno dovrebbe come minimo vincere una partita (su tre, mi pare anche il minimo), mentre noi ci si preoccupava solo di eventuali torti che avremmo potuto ricevere: bella figura abbiamo fatto, soprattutto dopo lo scandalo del calcio-scommesse.

Esaurita questa si potrebbe fare un altro nome: Mario Balotelli, che in fin dei conti è un Cassano Bis da quanta visibilità gli danno giornalisti per le sue marachelle da bad boy, quindi basta fare il suo nome e ci siamo capiti, un po’ come quando si parla della compravendita degli scudetti, chiaro, no? Loro e i carcerati hanno la stessa divisa…

Per concludere, io da sportivo seguo i vari programmi di calcio (quando mia moglie me lo permette, non mi piace impormi), ma noto che almeno il 50% degli argomenti trattati abbia carattere gossiparo più che calcistico. Alle volte sembra che il calcio sia questo, polemiche e superficialità, invece non è vero, c’è altro: spirito di squadra, cooperare per un unico obiettivo, belle giocate, famiglie allo stadio, esultare con gli amici al bar quando la tua squadra segna, l’Inter che vince, la Juve in B.

Perché fare due ore di trasmissione quando hai argomenti solo per la prima oretta? In quell’oretta mancante non possiamo trasmettere un ever green alla Happy Days, no?

Il calcio si sta inaridendo di contenuti e sempre più, assume connotazioni negative: ma è il calcio o sono i riflettori che evidenziano solo le situazioni sbagliate?

E colpa sua o del giornalismo?

Juventus Campione d’Italia

di Manuel Barizza

 
Serie  A, campionato di calcio 2011/2012: vince Juventus Football Club, vittoria di rilievo soprattutto dopo il recente e tribolato passato. I numeri di questo successo: 84 punti in tra 23 vittorie, 15 pareggi, 0 sconfitte, 68 reti fatte e 20 quelle subite, soprattutto quest’ultime consolidano il risultato finale visto che in Italia solitamente la miglior difesa fa vincere il tricolore.

I numeri la incoronano come la migliore, ma spesso sono solo figure nere su uno sfondo bianco e non spiegano tutto, ma soprattutto io sono sportivo e mi piace approfondire.

La Juve di quest’anno ha giocato un buon calcio anche se non in tutte le partite, infatti, ha perso parecchi punti per strada nonostante i pochi impegni (questione non da sottovalutare considerando che le avversarie invece giocavano ogni tre giorni), 15 pareggi non sono pochi per chi vuole essere il primo della classe. Diciamo che la squadra è giovane, l’allenatore è appena arrivato e c’è sempre quell’aria di festa: si lavora, ci si allena, ma spesso si chiacchera con il compagno, ci si tira le zolle di terreno mentre l’aristocratico allenatore (Conte, ndr) spiega gli schemi; non manca poi l’emarginato, l’antipatico del gruppo, cui si allacciano i lacci delle scarpe, si tagliano i calzini, si nascondono i parastinchi (povero Amauri, già da settembre era in tribuna lacrimoni negli occhi, moccolo al naso e trattenendo i singhiozzi da pianto ai giornalisti diceva: “Basta, non gioco più!”).

Alla fine il giudizio è un po’ di quelli scolastici:

“I ragazzi hanno potenzialità, ma s’impegnano poco.”

Buon per loro che avevano una partita ogni sette giorni e tempo per preparare il match successivo. Bravi! Perché, comunque alla fine è stato il lavorare nel rettangolo di gioco insieme ai propri compagni che li ha portati a primeggiare e questo non è poco, soprattutto per una società che storicamente non ha mai fatto dell’allenamento sul campo il segreto dei suoi successi…

Molto rischioso è stato anche il poco turnover fatto dal tecnico, insomma, si era incaponito che dovevano giocare gli stessi e così è stato, ma perché? I motivi probabilmente vanno alla “radice”, ricordo Conte giocatore con una capigliatura stile San Francesco, insomma un’attaccatura un po’ alta, ora me lo ritrovo in panchina con una chioma alla Mick Jagger, troppe cose nuove per la testa, non ci era abituato, tutti quei capelli nuovi portano via spazio alle idee..

Ma tra tutti, quello che gli stava sicuramente più antipatico, doveva essere Alessandro Del Piero, capitano, bandiera e recordman della Juve: quest’anno ha segnato in ogni partita giocata anche se solo per gli ultimi 10 minuti, ma di farlo titolare Conte non ci pensava nemmeno; il picco di affetto è arrivato lo scorso ottobre quando il giovane Agnelli, aria corrucciata sotto quell’unico ciglione, tra un complimento e l’altro l’ha fatto fuori in diretta tv: “Alex: fuori dalla balle.” In sintesi.

Mi sono domandato il perché? “Stile Juve” è l’unica risposta..

Non poteva poi mancare la partita della discordia, sì, perché non tutti sono concordi con il numero ufficiale di pareggi, uno sicuramente in disaccordo è Sulley Muntari (e viste le “pacate” reazioni nell’intervallo della partita anche Galliani direi) che, nel corso del match Milan-Juventus, al 24’ del primo tempo con la propria squadra già in vantaggio di una reta a zero, si è visto arretrare improvvisamente la linea di porta di circa 100/150 centimetri in occasione dell’incornata del due a zero, con palla evidentemente oltre ai pali ma, a giudizio del guardalinee, ancora “in qua” della linea di porta (??).

Una decisione, errata, non condivisa dalla critica, ma che l’ha reso un supereroe per tutta la Curva Juventina, ricordo che indossava la divisa rossa ma mi sfugge il suo nome…

…Daredevil forse?

Ora però non tacciatemi di “Interismo” (corrente filosofica e intellettuale nata nel capoluogo lombardo nel 1908) perché, se è vero che la società Demos & Pi in un sondaggio dello scorso settembre ha certificato che la Juventus risulta essere la squadra italiana con il più alto numero di sostenitori in Italia, il 29,2% di preferenze del campione intervistato.

E’ altrettanto vero che in 115 anni di storia non risultano gemellaggi con altre società calcistiche italiane, ad eccezione di una breve parentesi con l’Avellino durata una quindicina d’anni tra gli anni ottanta e novanta, esperienza terminata per volontà degli stessi tifosi biancoverdi; fatto molto esplicativo.

Il mio parere è che se la Demos avesse posto la domanda: “Quale società di calcio italiana è la più odiata?” avrebbe comunque vinto la Juve con il 70,8% delle preferenze, ma questo non è giusto.

La Juve in fondo in fondo è una società perbene, ingenua, che crede sempre alla buona fede e lascia fare, non è colpa se il suo direttore sportivo regala tessere telefoniche svizzere agli arbitri e ci parlava ogni weekend più che con sua moglie: “Ma mi ami?” “Ma quanto mi ami?”; come non è colpa sua se il medico sociale riempiva di pilloline e flebo i suoi giovani e già salutari pazienti; insomma sarà mica possibile che una società debba anche assumersi la responsabilità dell’operato dei suoi dipendenti? Mah, cose dell’altro mondo…

Comunque, mettiamo da parte il tifo e il cuore e facciamo i complimenti alla Juve per l’ennesimo scudetto “vinto”…


Il cielo, specchio dell’anima

di Manuel Barizza

Dal greco κοῖλος (koilos) si intende quello che è cavo,concavo. Per gli antichi i cieli erano tre. Nel primo volavano gli uccelli, l’aria; nel secondo c’erano le stelle, il firmamento, che sosteneva l’abisso, ossia le acque che invasero la terra nel diluvio universale quando i cieli si aprirono; infine il terzo cielo sopra a ogni cosa dove risiedeva Dio ed i suoi angeli. Se facciamo attenzione nelle sacre scritture si fa riferimento a cieli, al plurale, non al termine singolare ad esempio: “Padre nostro che sei nei cieli…”

Nel medioevo con la scoperta dei pianeti il significato è cambiato, i “cieli” erano definiti come delle sfere concentriche, al cui centro stava la terra. In ogni sfera stava un pianeta che gli assegnava il nome, dal più vicino: cielo della luna, poi il cielo di Mercurio e via via quello di Venere, del Sole, di Marte, di Giove e di Saturno (il sole e la luna erano creduti pianeti), infine un Ottavo cielo in cui si trovavano le stelle.

A questi cieli i teologi ne aggiunsero altri due, il nono: Primum mobile che faceva muovere e regolava il movimento degli otto cieli sottostanti, e infine il decimo, l’Empireo, dove c’era Dio, i suoi angeli e le anime, in pratica il Paradiso.

Oggi il cielo è tutto quello che si trova tra la terra e lo spazio; è l’atmosfera.

Il cielo affascina, toglie il fiato, guardarlo durante le belle giornate, con i suoi giochi di colore e di luce solletica la fantasia, ancora di più se sei in alto, sul picco di una montagna o sul tetto di un palazzo dove alle sensazioni visive si mischiano quelle tattili prodotte dal vento sulla pelle.

In quei momenti assume un significato ultraterreno, la fantasia galoppa, nasce il desiderio di dominarlo, di esserne parte integrante. Vuoi volare nel cielo!

Lo fecero i fratelli Wright che il 17 dicembre 1903, alle 10.35 circa, compirono il primo volo su di un mezzo a motore, sulle ali dell’entusiasmo di un altro, Leonardo Da Vinci, che ebbe quella stessa visione nel 1485, già 400 anni prima…

E se non tutti hanno la possibilità di volare, tutti possiamo sognare, la cinematografia, la bibliografia e la discografia sono piene di citazioni. Edoardo Bennato: “Seconda stella a destra, e poi dritto fino al mattino”, parla della voglia di raggiungere “un altro posto”, dove non ci sono né santi né eroi, né ladri e gendarmi dove non c’è mai la guerra, dove puoi sentirti libero e questo posto si può raggiungere solo attraverso un volo nel cielo.

Nel settembre del 1966 il Capitano James Tiberius Kirk e il suo equipaggio erano intenti aesplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita e nuove civiltà, per andare là dove nessun uomo è mai giunto prima, vivendo le loro avventure e le loro tragedie su una nave che solcava i cieli.

Ne “La storia infinita” di Michael Ende, scritto nel 1979 e poi trasposto al cinema nel 1984 da Wolfgang Petersen, Atreiu e Falcon volavano alla ricerca del “figlio dell’uomo” che avrebbe salvato Fantasia e l’Infanta Imperatrice. La scena bellissima che infondeva coraggio, speranza e rinascita erano i due che volavano tra le nuvole gridando di gioia sulle note calzanti di “The Never Ending Story”, situazione ripresa nel “happy-end” della storia con Bastian che, salvati gli amici di Fantasia, si prendeva la sua vendetta sui bulli della scuola, spaventandoli volando in groppa all’amico Falcon per le strade della sua città.

Ancora, per non far mancare la quota rosa, il connubio cielo-amore è vivo, quale inguaribile romanticone può scordare la scena a prua della celebre nave dove, alla luce calda e intesa del tramonto due innamorati, sulle note di “My heart will go on”, si scambiavano queste parole:

Jack: Adesso sali sulla ringhiera. Reggiti. Reggiti. Tieni gli occhi chiusi. Ti fidi di me?
Rose: Mi fido di te.
Jack: Va bene, apri gli occhi.
Rose: Sto volando, Jack!

In conclusione, possiamo dedurre che il cielo ha mille sfaccettature e mille facce, ognuno di noi osservandolo ci mette del proprio: in positivo ma anche in negativo. Tutti i nostri sentimenti, tutte le emozioni sono partecipi ad arricchire il cielo di significati diversi, oltre a quello che storia e scienza gli ha già dato.

Su, alzatevi dalle vostre scrivanie, scendete delle vostre auto, uscite sui vostri davanzali e osservate il cielo.

Che significato gli attribuisce il vostro cuore?

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