Eccoli qui i ragazzi di Colombo

Eccoli qui i ragazzi dell’equipaggio. Siamo partiti dodici anni fa e siamo arrivati qui. Vorrei ringraziare di cuore queste persone dall’animo generoso, dal talento come linfa vitale, dalla voglia di andare …. anche chi all’inizio in fondo non ci credeva e non l’ha mai ammesso, per chi ci credeva forse troppo, per chi si è defilato, ma voleva esserci, per chi non c’è stato. I viaggi sono tanti, uno per ogni cuore, sguardo e persona. Come posso sdebitarmi se non pensandovi nei momenti in cui credo di essere mediocre, di non valere nulla, di non saper fare nulla; ma in questo viaggio, molto tempo fa, ho capito che si fa se si si è capaci di condividere il merito e la fatica. Come nella vita di tutti i giorni, come nel matrimonio, come in ogni singolo passo.

Grazie piccolo equipaggio folle. Folle di talento, di desiderio, di esperienza; piccolo equipaggio folle di follia.

Mi avete chiamato Ammiraglio e non vi siete mai accorti che ero il più imbranato dei marinai. Al vostro servizio.

Va bene adesso lo posso dire per la prima volta. Io ero l’Ammiraglio, ma come al solito l’ho capito dopo. E lo sono diventato grazie a voi, al mio equipaggio e a chi, come voi, ha visto tutto. Lì in fondo.

Sono contento che mia figlia abbia potuto godere di tutto questo. Spero le rimanga l’emozione del viaggio e non la fatica del quotidiano.

Un abbraccio.

Un ammiraglio di stilografica in un mare d’inchiostro…

Colombo perde i pezzi, ma ho trovato la colla. Rossa.

La prima volta per Colombo è stata al Teatro Aurora il 05 novembre 2000.

Emozionati ci siamo buttati. A ripensarci adesso, rivedendo la foto che abbiamo fatto fuori dal teatro, eravamo davvero giovani. Tutto il materiale per terra; Luca fuma, Musa abbraccia due ballerine. Nicola appoggiato su di me, Riccardo serio serio, con le mani in tasca, a fianco a Giulio con il solito sorriso rassicurante. La Francesca sorridente, la Betty con un leggero sorriso, ma si vede che è tesa; si sente responsabile.

Questi siamo noi lì in quel momento. Poco prima. Forse bisognerebbe sempre fare le foto del “poco prima” quando l’ansia sale come una massa d’acqua che potrebbe soffocarti. Quel poco prima di qualcosa d’importante che lo ricorderai per tutta la vita o lo dimenticherai appena aperto il sipario.

Quella sera, dopo averlo fatto, abbiamo avuto la sensazione che non fosse compiuto. Avevamo fatto solamente una prova generale, ma qualcosa doveva ancora accadere.  Infatti, dopo pochi giorni, ho riunito di nuovo la truppa e gli ho detto, anzi ci siamo detti: “Lo rifacciamo”.

Ma qualcosa era cambiato. Nella logica della Compagnia Apiedelibero le strade sono molte. Qualcuno era partito e non era disponibile fisicamente per fare le date di maggio al teatro Elios. Soprattutto mancava la chitarra, un pezzo fondamentale per trainare la storia. Cosa fare? Cercare qualcun’altro, certo, ma non era solo una chitarra. La questione era mettere un pezzo nuovo in un gruppo che aveva lavorato assieme per mesi. Questo era soprattutto quello che mi guidava nella scelta… Un pezzo nuovo, ma che si integrasse velocemente e non creasse nessun problema alla stabilità della compagnia.

Francesco era la scelta obbligata. Perché sul fatto che sia uomo di gruppo non ci sono dubbi. Per quanto riguarda la chitarra, io non sono musicista quindi non potevo giudicare, ma bisognava rischiare. La scelta è stata azzeccata. Molto di tutto quello che è stato quello spettacolo è stato merito suo e con molta umiltà si è messo a disposizione. Ha imparato, reinterpretato qualcosa, inventato.

Era preoccupato di fare brutta figura, preoccupato di non essere all’altezza, ma la voglia di partecipare a questo grande sogno era più forte di tutto. Dopo questo articolo mi chiamerà per dirmi: “Così non serve a niente la mia chitarra, ti servivo solo per far gruppo. Insomma ti serviva la mia faccia come il c…”  . Io risponderò “Ma no cosa dici … ecc, ecc.”  . Ormai dopo tanti anni sembriamo Sandra e Raimondo, pace all’anima loro.

E come al solito ci diciamo troppo poco che ci vogliamo bene, ma in fondo a che serve? Lei  (tié) è l’unica che sa come farmi la peperonata.

Matteo

Cristoforo Colombo e lo spazio da liberare

Dovevo andare in scena e raccontare una storia.

Questo mi era chiaro; come mi era chiara la musica, il testo, la danza; i biglietti, le magliette, il mio vestito di scena, ma stavo, forse consapevolmente, dimenticando una questione: la scenografia.

La scenografia, come i vestiti, la musica e la danza doveva essere suggestiva. Suggestiva ha la stessa radice del verbo suggerire e significa porgere sotto. È una differenza sostanziale. Se la musica e la danza ripetessero la parola tutto diventerebbe didascalico. Ecco allora il significato di suggestiva: una musica, danza e anche una parola che suggerisca, ispiri, apra scenari usando la concatenazione magica tra chi suona, danza e parla e chi riceve e interpreta secondo la propria storia.

La suggestione perfetta, in questo caso, è quella che mette sulla strada giusta il fruitore, ma non dice tutto. Se la suggestione è giusta l’immagine sarà ancora più bella perché arricchita dai tuoi colori e dalla tua storia personale.

Come fare per Colombo? Avevo poche idee e di una banalità disarmante: la caravella, la nave, le vele, il mare, l’orizzonte e poi?

E poi sarebbe servito l’aiuto di Aldo. Lui è uno dei primi che mi ha ascoltato e io mi fido ciecamente del suo modo di rappresentare il mondo. Aldo è un’artista, uno di quelli che lavora con le mani, ma dopo aver pensato. Quando è arrivato il momento anche per me di pensare alla scenografia gli chiesi, ironicamente, se aveva pensato a qualcosa. E lui mi disse: “Un cubo e una sfera!” E mi spiega.

La sfera era quel piccolo concetto rivoluzionario, presente in quell’epoca; un concetto che Colombo ha in mano fisicamente e metaforicamente. Ed è su quel piccolo concetto che tutto si fonda….

La storia è una storia di spazio che da pieno si riempie. Lo spazio, qui, è prima di tutto uno spazio interiore; un’immaginazione sterminata, vuota, talmente vuota da poter contenere un’idea folle. Ma questo spazio fuori è pieno: di potere, arroganza, mancanza di visione. Il cubo, un oggetto ingombrante in scena, sarebbe diventato questo, il continuo ostacolo per Colombo di realizzare ciò che desiderava. Dominato fisicamente, quando alla fine, prima di partire, ci monta sopra….

Anche questa volta il percorso sarà simile, ma non troppo… c’è qualche piccola differenza.

Venite a vedere, il 19 o il 20 maggio….

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